CA 245r, um 1490 (Marinoni 2000, S. 390; https://www.leonardodigitale.com)
Il senso commune è quello che giudica le cose a lui date da li altri sensi. *Il senso comune è mosso mediante le cose a lui date da li 5 sensi. E essi sensi si movano mediante li obbietti, mandano lor similitudine a’ 5 sensi, da quelli sono transferiti alla imprensiva e da quella al comune senso; e lì sendo iudicate, sono mandate alla memoria nella quale sono, mediante la loro potenzia, più o meno riservate.
*I 5 sensi sono questi: vedere, uldire, toccare, gustare, odorare.
Li antichi speculatori hanno concluso che quella parte del giudizio che è data all omo, sia causata da uno strumento al quale referiscano li altri 5 mediante la imprensiva, e a detto strumento hanno posto nome senso comune, e dicano questo senso essere in mezzo. E questo nome di senso comune dicano solamente perché è comune iudice de li altri 5 sensi, cioè: vedere, uldire, toccare, gustare e odorare. Il senso comune si move mediante la imprensiva, ch’è posta in mezzo infra lui e i sensi. La imprensiva si move mediante le similitudine delle cose a lei date da li strumenti superfiziali, cioè i sensi, i quali sono posti in mezzo infra le cose isteriori e la imprensiva; e similemente i sensi si movano mediante li obbietti. Le similitudine delle circunstanti cose mandano le loro similitudine a’ sensi, e sensi transferiscano alla imprensiva, la imprensiva la manda al senso comune e da quello sono stabilite nella memoria e li sono più o meno retenute secondo la importanzia o potenzia della cosa data. Qello senso è più veloce nel suo ofizio, il quale è più visino a la imprensiva, il quale è l’occhio, superior e principe de li altri, del quale solo trattereno e li altri lascereno per non ci allungare da la nostra materia. Dice la sperienza che l’occhio s’astende in 10 varie nature d’obietti; cioè: luce e tenebre – l’una cag<io>ne dell’altre 9, l’altra privazione – colore e corpo, figura e sito, remozione e propinquità, moto e quiete.
Della natura del vedere.
Dico il vedere essere operato da tutti li animali mediante la luce. E se alcuno contra questo allegherà il vedere delli animali notturni, dirò questi medesimamente essere sottoposti a simile natura, imperò che chiaro si complende I sensi, ricevendo le similitudine delle cose, non mandano fori di loro alcuna virtù, anzi mediante l’aria che si trova infra l’obbietto e ‘l senso, incorpora in sé le spezie delle cose e per lo contatto che ha col senso le porge a quello, se li obietti o per sono o per odore mandan per le potenzie spirituali all’orecchio o al naso. Qui non è necessario né si adopera la luce. Le forme delli obbietti non entrano delle similitudine infra l’aria, se quelli non sono luminosi; essendo cosi, l’occhio nolla po ricevere da quell’aria che non l’ha e le tocca la sua superfizie. […]
CA 729r, 1487–1490 (Marinoni 2000, S. 1421; https://www.leonardodigitale.com)
Il circolo della luce che appare in mezzo al bianco dell’occhio, è di natura apprensiva delli obbietti. E questo circulo medesimo ha in sè uno punto che apparisce nero, il quale è uno nervo perforato che va dentro alle intrinsiche virtù., il quale è pieno della virtù imprensiva e giudiziale che capita al comun senso. Ora li obietti che sono opposti a lo occhi, fanno co’ razzi delle loro spezie a similitudine di molti arcieri, i quali volessino trarre per uno buso d’uno scoppietto, che quello che si troverà infra li arcieri per linia retta alla direttura del buso dello scoppietto, quello fa più atto a toccare colla saetta il fondo d’esso buso. Cosi li obbietti opposti a l’occhio saranno di più passata al senso, quanto più saranno per linia al nervo perforato.
Quell’acqua ch’è nella luce intorno al centro nero dell’occhio, fa come i bracchi in nelle cacce, i quali sono cagione di levare la fiera e i leverieri poi la pigliano. Cosi questa, perché è uno omore che tiene della virtù imprensiva e vede molte cose, ma non le piglia, ma subito vi volge la popilla(?) di mezzo, la quale va per linia al senso, e quella piglia le spezie, e quelle le piacciano, le incarcera nella prigione della memoria.
KP 39r [II]/W19019r, 1487–1490 (https://www.leonardodigitale.com)
Come i cinque sensi sono offiziali dell’anima.
L’anima pare risiedere nella parte iudiziale, e la parte iudiziale pare essere nel loco dove concorrano tutti i sensi, il quale è detto senso commune; e non è tutta per tutto il corpo, come molti hanno creduto, anzi, tutto innella parte, imperò che s’ella fussi tutta per tutto e tutta in ogni parte non era necessario fare li strumenti de’ sensi fare infra loro uno medesimo concorso a uno solo loco, anzi, bastava che l’occhio operassi l’uffizio del sentimento sulla sua superfizie e non mandare per la via delle nervi ottici la similitudine delle cose vedute al senso, che l’anima alla sopra detta ragione le poteva complendere in essa superfizie dell’occhio.
E, similmente, il senso dell’auldito: bastava solamente la voce risonassi nella concave porosità dell’osso petroso che sta dentro all’orecchio, e non fare da esso osso al senso comune altro transito dove essa bocca abbia a discorrere al comune giudizio.
Il senso dell’odorato ancora lui si vede essere dalla necessità constretto a concorrere a detto iudizio.
Il tatto non passa elli per le corde forate ed è portato a esso senso? Le quali corde si vanno spargendo con infinita ramificazione innella pelle che circunda le corporee membra e viscere.
Le corde perforante portano il comandamento e sentimenot alli membri offiziali; le quali corde, entrati infra i muscoli e lacerti, comandano a quelli il movimento, quelli obbediscano, e tale obbedienzia si mette in atto collo sconfiare, imperò che ‘l gonfiare raccorta le loro lunghezze e tirasi dirietro i nervi, i quali si tessano per le particule de’ membri essendo infusi nelli stremi de’ diti, portano al senso la cagione del loro contato.
I nervi coi loro muscoli servono alle corde come i soldati a’ condottier, e le corde servano al senso comune come i condottieri al capitano, e ’l senso comune serve all’anima, come il capitano serve al suo signore.
Adunque la giuntura delli ossi obbedisce al nervo e ‘l nervo al musculo, e ‘l muscolo alla corda, e la corda al senso commune, e ‘l senso comune è sedia dell’anima, e la memoria è sua ammunizione, e la imprensiva è sua referendaria.
Come il senso dà all’anima e non l’anima al senso, e dove manca il senso, offiziale dell’anima, all’anima manca in questa vita la notizia del’uffizio d’esso senso, come appare nel muto o nell’orbo nato.
KP 114v [IX]/W19115r, um 1509–1510 (https://www.leonardodigitale.com)
Ancora che lo ingegno umano in invenzioni varie rispondendo con vari strumenti a un medesimo fine, mai esso troverà invenzione più bella né più facile, né più breve della natura, perché nelle sua invenzioni nulla manca e nulla è superfluo, e non va con contrappesi quando essa fa li membri atti al moto nelli corpi delli animali, ma vi mette dentro l’anima d’esso corpo componitore, cioè l’anima della madre che, prima, compone nella matrice la figura dell’omo e, al tempo debito, desta l’anima che di quel debbe essere abitatore. La qual prima resta addormentata e in tutela dell’anima della madre, la qual nutrisce, vivifica per la vena umbilicale con tutti li membri spirituali. E così seguita insin che tale umbilico li è giunto colla secundina e li cotelidoni, per la quale il figliolo si unisce colla ma<dre> e questi son causa che una volontà, un sommo desiderio, una paura che abbia la madre o altro dolor mentale, ha potenzia più nel figliolo che nella madre, perché spesse sol le volte che il figliolo ne perde la vita, ecc.
KP 136r [IX]/W19001r, um 1509–1510 oder 1514–1516 (https://www.leonardodigitale.com)
E tu, omo, che consideri in questa mia fatica l’opere mirabilia della natura, se g<i>udicherai esse<r> cosa nefanda il distruggerla, or pensa essere cosa nefandissima il torre la vita all’omo, del quale, se questa sua composizione ti pare di maraviglioso artifizio, pensa questa essere nulla rispetto all’anima che in tale architettura abita e, veramente, quale essa si sia, ella è cosa divina sicché lasciala abitare nella sua opera a suo beneplacito e non volere che tua ira o malignità destrugga una tanta vita che, veramente, chi nolla stima nolla merita, poiché così mal vole<n>tieri si parte dal corpo e ben credo che ‘l suo pianto e dolore non sia sanza cagione.
KP 175v [I]/W19088v, um 1513 (https://www.leonardodigitale.com)
Discorso delli nervi, muscoli, corde e panniculi e legamenti.
Li nervi hanno I loro uffizio di dare sentimento e sono li cavallari dell’anima. Li quali hanno origine dalla sua sedia e comandano alli muscoli che movino le membra a beneplacito della volontà d’essa anima.
Li muscoli uffiziali delli nervi attirano a sé le corde delli quali son collegate con essi membri a similitudine, ecc.
Le corde soni strumenti meccanici li quali per sé non ha senso, ma tanto fanno, operano, quant è’lor commesso.
L<i> panniculi sono concunti alle carne interposti infra essa carne e il nervo. E ‘l più della volte son congiunti alla cartilagine.
I legamenti son congiunti alle corde e son di spezie di panniculi, i quali fasciano le giunture delle osse e si convertano in cartilagine. E sono tanto numero in ogni giuntura quanto son le corde che movano essa giuntura e quanto son le opposite corde che vengano alla medesima giuntura. E tali lecamenti sono congiunti e misti insieme aiutando e fortificando e collegando l’un l’altro.
[…]
Li panniculi son di tre sorte, cioé panniculo cordoso e panniculo nervoso, e panniculo composto di nervo e di corda. E panniculo misto è tessuto di corda, nervo, muscolo e vena e arteria.
Li panniculi interposti infra le corde e li cartilagini son fatti per unire la corda colla cartilagine, con larga e contin<u>ata giuntura, acciò non si rompa per superchia forza. E quando il muscolo per sé ingrossa, esso non tira a sé la corda né alcun membro, ma esso muscolo è tirato dalla corda in verso il panniculo e la cartilagine. Come accade nelli muscoli que son dentro alli ventriculi del core que serran li sua uscioli. Ma li muscoli delle altre membra si tirano in verso l’osso dove son congiunti e tiransi dirieto la lor corda insieme col membro a essa corda congiunto.
KP 198r [IX]/W19102r, um 1510–1513/1515 (https://www.leonardodigitale.com)
A questo putto non batte il core e non alita, perché al continuo sta nell’aqua, e se alitassi annegherebbe. E lo alitare non li è necessario perché lui è vivicato e nutrito dalla vita e cibo della madre. Il quello cibo notrica con altrementi tal creatura que li si facci l’altre membra della madre, cioé man, piedi e altre membr. E una medesima anima governa queste due corpi; e li desideri e le paure e i dolori son comuni sì a essa creatura come a tutti li al<tri> membri animati. E di qui nasce che la cosa desiderata dalla madre spesso son trovate scolprite in quelle membra del figliolo, le quali t<i>en a se medesima la madre nel tempo di tal desiderio. E un sùbita paura ammazza la madre e ‘l figliolo. Adun<que> conclude que una medesima anima governa <li> <cor>pi e un medesimo notrisce due <corpi>.